Il “metodo” Netflix per la scelta dei contenuti: il 30% umano vale più del 70% AI

Il 2020 è stato l’anno in cui lo streaming on demand in Italia è diventato di massa e Netflix ha raddoppiato i propri utenti.
Erroneamente, molti di coloro che cercano di applicare il “metodo” Netflix alle loro attività si sono convinti che tale successo sorga dalla possibilità di poter scegliere – a poco prezzo – cosa e quando guardare determinati contenuti in totale libertà (e senza pubblicità).
In realtà questa offerta (sterminata) non sarebbe sufficiente se non fosse accompagnata da un’elevata qualità delle immagini: come guardare. Che tradotto: per mutuare il “metodo” per altri utilizzi significa che è necessario dotarsi di piattaforme di contenuti eccellenti. Per farla breve: è necessario trasformarsi in fornitori di proposte OTT (Over The Top). Sarebbe fallimentare cercare di “adattare” contenuti e modalità tradizionali al “metodo”.
Così come sono mutate le modalità tecnologiche di fruizione dei terminali (TV velocemente passate dai 26 ad oltre 55 pollici, passando dal tubo catodico, al Lcd, fino all’Oled…), analogamente si rende necessario progettare formule di comunicazione innovative – non lineari – che rendano “indispensabile” l’applicazione del “metodo” Netflix. La scommessa è quella di rendere anacronistica l’informazione digitale come sinora è stata concepita in ambito editoriale.
Dunque, al di là di qualunque rivoluzione copernicana (di linguaggio, tecnologica e/o commerciale), si deve – come di consueto, oserei dire – partire
dalla creazione del contenuto.
Ma c’è un elemento sostanziale che complica l’applicabilità del “metodo” Netflix nell’informazione editoriale (a parte molteplici modalità di fruizione e di abbonamento per l’utente): per decidere i contenuti da produrre Netflix utilizza l’algoritmo di Machine Learning (ML), che è essenziale per creare fidelizzazione, mantenere l’audience engaged e – ovviamente – nella scelta dei contenuti da produrre, che poi significa dove collocare gli investimenti.
Ma a pensarci bene, siamo proprio sicuri che la scelta dei contenuti prodotti da Netflix sia totalmente attribuibile al Machine Learning? E l’apporto umano?
Indubbiamente la piattaforma utilizza l’Intelligenza Artificiale (ML) per creare un catalogo di contenuti di successo fino all’ottimizzazione del percorso produttivo. Ma alla base di qualunque scelta di contenuti c’è l’approccio analitico dei vari elementi che ispirano il processo creativo. Per quanto riguarda Netflix, che opera su investimenti importanti, l’aiuto arriva dall’IA secondo una metodologia chiamata empowerment. L’Intelligenza Artificiale provvede a individuare tutti gli ingredienti che mettono in grado di fare le giuste scelte. Ovviamente, a questo punto, scatta l’elemento umano.
Ora, applicare il “metodo” Netflix in ambito contenutistico editoriale deve presumere una sofisticatezza tecnologica in linea con adeguati investimenti in grado di intervenire sui molteplici aspetti su cui agisce l’AI: utenza geografica, esame tridimensionale, Transfer Learning, metatag… Temi per specialisti e per appassionati.
Ma alla fine emerge che il successo di Netflix non è vero che è decretato dagli algoritmi. Ha dichiarato Ted Sarandos, co-CEO di Netflix, al New Yorker: “In effetti, quello che ancora conta nella scelta dei contenuti è l’intuito umano. L’algoritmo di ML fa il suo dovere per trovare le distanze tra metadati, ma il giusto mix fra Intelligenza Artificiale e apporto antropico è: 70 il risultato dell’analisi dei dati e 30 il giudizio umano… ma il trenta conta di più!”.