Il componente, tra transizione ecologica e supply chain

Abbiamo ormai imparato da molti anni, come lettori di hafactory, che la filiera del componente è un settore strategico per l’industria dell’elettrodomestico, e contribuisce allo sviluppo e al progresso tecnologico del comparto, in particolare per i prodotti di alta gamma.
Ciò che non deve passare inosservato è un aspetto, oggi molti in voga, ma che il settore ha sviluppato in tempi non sospetti: l’approccio ecologico e di economia circolare. Quando i Brand del prodotto finito enfatizzano le qualità “ambientali” delle loro proposte non avrebbero mai potuto svilupparle senza il contributo concreto delle aziende del componente: il cestello per lavatrici concepito con pet riciclato o il frigorifero bio prodotto con poliuretano ottenuto da scarti alimentari; ma anche l’accorto riutilizzo, a fine vita, di materiali come il ferro, l’acciaio, l’alluminio, il rame… Del resto, non sarebbe stato possibile realizzare la recente normativa europea sull’EcoDesign senza un comparto industriale maturo e… indiscutibilmente avanti.
L’attuale contesto pandemico, nonostante abbia esercitato un forte stress, non ha minimamente scalfito le capacità reattive e creative del mondo del componente che, al contrario, ha trovato il modo di reagire spesso con ulteriori proposte innovative. Purtroppo, gli effetti negativi (non ancora totalmente risolti, come segnalano alcune notizie di cronaca su impianti produttivi fermi per mancanza di materie prime) giungono dalla supply chain globale che il Covid-19 ha esposto a tutte le sue fragilità.
Strano a dirsi: i problemi non giungono dalla produzione, dalla richiesta o dalla creatività, ma dalla fragilità della catena di fornitura europea.