Prink assiste il cliente… nonostante HP

Avevo seguito distrattamente la vicenda di HP che, pochissimi giorni fa, si era vista comminare una multa da 10 milioni dell’Antitrust per aver “omesso di informare i consumatori, al momento dell’acquisto, di questa rilevante limitazione”, ovvero che non possono stampare con cartucce riciclate. Poi mi è venuta voglia di approfondire. Purtroppo per l’involontario incidente in cui sono incappato, avendo deciso di acquistare una cartuccia Prink. Il rapporto qualità prezzo è considerevole, almeno del 30%: le cartucce HP in vendita durano poco e costano tanto.
Le cartucce Prink sono originali rigenerate, ma quando vengono inserite in una stampante HP (non accade, per esempio, con Canon) incominciano a comparire una serie di messaggi minacciosi nel pc che segnalano che la cartuccia è contraffatta, oltre ad una serie di quesiti. Se l’utente risponde “male”, la stampante si blocca. E arriva il panico: in tempo di smart-working la stampante è diventata essenziale.
Bisogna dire che Prink risponde con efficacia. Subito il negoziante ha cambiato la cartuccia, rifacendo la procedura. Ed io ho dovuto fare attenzione nel come rispondere ai messaggi di HP. E mi ha chiamato anche il centro assistenza di Prink per darmi un po’ di spiegazioni tecniche, per parlarmi di circuiti e di chips. Ma soprattutto per ribadire che queste cartucce sono “originali”, perché rigenerate.
Prink è presente a Milano dal 2002, ci ho impiegato 18 anni per entrare in un loro negozio: e mi sono subito preso uno schiaffone… nel senso che ignoravo questa problematica.
E quindi torniamo all’Antitrust, che scrive: “Le due società forniscono apposite istruzioni di autenticazione contenute nel firmware, soprattutto tramite un sistema denominato DS -Dynamic Security, in base alle quali la stampante riconosce le cartucce originali HP e le accetta e invece rifiuta di stampare quando riconosce cartucce non originali o prodotte prima di una certa data. In particolare HP ha omesso di informare adeguatamente i consumatori, al momento dell’acquisto, sulla presenza di questa rilevante e significativa limitazione, inducendoli a ritenere di dover sostituire le cartucce di inchiostro/toner non originali per carenze o difetti di queste ultime e dunque ad utilizzare soltanto le cartucce originali HP. [Tali limitazioni inoltre] sono state rinnovate e modificate attraverso successivi aggiornamenti del firmware delle stampanti, proposti da HP ai consumatori, ancora una volta senza informarli in modo corretto sulle conseguenze di questi aggiornamenti, né al momento della loro diffusione, né sul proprio sito internet, né al momento della richiesta di informazioni ai centri di assistenza”. Emerge poi che HP, attraverso il firmware di alcuni modelli di stampanti, registra una serie di dati all’insaputa dei consumatori: dati che, per esempio, possono ostacolare l’assistenza a stampanti ancora in garanzia se riscontrato che non sono state utilizzate cartucce “originali”.
Di fatto, l’Authority chiede a HP di indicare nelle confezioni di vendita delle stampanti con evidenza “le limitazioni all’uso di cartucce di inchiostro/toner non originali secondo il firmware installato”.
Mi piacerebbe capire: se l’attività delle cartucce rigenerate è lecita (del resto non ho acquistato sotto un ponte) come mai HP può esercitare queste azioni sugli utenti? Anche perché, oggettivamente, non so bene ora se riacquisterò cartucce rigenerate – se devo poi avere fastidi di qualunque natura. E, allora, HP – leader di mercato – fa bene a proseguire nella sua strategia?