Mediaworld: lo store come “villaggio tecnologico”

Marco Mazzanti, CCO di MediaWorld Italia
Marco Mazzanti, CCO di MediaWorld Italia

Il 15 luglio scorso MediaWorld ha riaperto il negozio di viale Certosa a Milano (circa 11mila m² in totale) “rivisitandolo” in senso tecnologico, aprendo così, di fatto, il suo primo “Tech Village” al mondo, un punto vendita che contiene, tra l’altro, anche 24 “botteghe” tecnologiche gestite da altrettanti marchi, per arrivare «fino all’apice della tecnologia», ha dichiarato Marco Mazzanti, CCO di MediaWorld Italia. «All’interno lo spazio è stato pensato per riprodurre in chiave moderna la tipica piazza italiana, con il mercato al centro e all’esterno il porticato con le “botteghe», dettaglia Mazzanti. Il negozio si sviluppa su due piani: al piano terra i prodotti di tecnologia, al piano superiore gli elettrodomestici. L’assortimento è molto ampio e un grande spazio è riservato anche ai box dedicati ai servizi per il consumatore, proprio per offrire «ogni tipo di soddisfazione ai clienti», come dice Mazzanti. Si tratta di un concept tutto italiano, per il MediaMarktSaturn Retail Group, che, Covid permettendo, potrebbe essere anche esportato all’estero. La direzione che l’Italia ha preso con questa nuova tipologia di store, che comunque si affianca alle altre tipologie di negozio MediaWord, vuole essere «un punto di formazione per il cliente -, è ancora Mazzanti che parla, – che si trova così a conoscere prodotti che magari non aveva mai visto prima, con livelli di informazione che altrove non ha, con personale preparato e dove può approfondire nuove tecnologie». MediaWorld ha aperto di recente un nuovo punto vendita anche a Varese, di circa 100 metri quadri, che rappresenta un altro progetto, nell’ottica dell’acquisto di prossimità, «con meno profondità di approfondimento, ma con la velocità nel reperire i prodotti tramite pick up», spiega Mazzanti. Quindi due direzioni: approfondimento tecnologico e di gamma da un lato (per altro con 150 addetti nel punto vendita di viale Certosa) e velocità dall’altro. Il tutto però sempre controllato nei dati e nei risultati: Per viale Certosa esistono studi dei “parametri di profittabilità” per singolo addetto, perché un negozio di quelle dimensioni deve ovviamente anche essere sostenibile, ma è una logica che vale anche per gli altri negozi: «Ove possibile -, conclude infatti Mazzanti, – cerchiamo anche in altri punti vendita di lavorare in quest’ottica». E in base ai dati si valuteranno eventuali nuove mosse.