Whirlpool – Il rifiuto ha una marcia in più

Karim Bruneo, corporate responsibility and government relations manager, Whirlpool EMEA. Foto credits: Alessandro Imbriaco, #PlacesthatMatter 2017
Karim Bruneo, corporate responsibility and government relations manager, Whirlpool EMEA. Foto credits: Alessandro Imbriaco, #PlacesthatMatter 2017

Abbiamo intervistato Karim Bruneo, Senior Manager Corporate Affairs, Whirlpool EMEA e le risposte hanno completato un quadro che vede le aziende attive e partecipi delle normative RAEE sia per il suo valore sistemico sia per le potenzialità specifiche che esso genera in ambito R&D e innovazione.

La normativa sui RAEE è chiara? Univoca? Il 49/2014 funziona?
Il decreto ha contribuito a responsabilizzare gli attori della filiera del recupero e smaltimento, ma può essere migliorato in alcuni suoi punti fondamentali per aumentare il recupero e soprattutto assicurare uno smaltimento “utile”, dal punto di vista dell’ambiente, dei RAEE.
Il decreto, infatti, permette a chi detiene il RAEE di cederlo (e spesso significa venderlo) a chiunque sia in possesso di un’autorizzazione al trattamento. Ciò significa che i sistemi collettivi a cui partecipano produttori possono gestire soltanto quanto viene conferito nelle piazzole autorizzate. Svolgono quindi un ruolo sussidiario rispetto ad un mercato dei RAEE che spesso, a causa di un insufficiente controllo, si affida ad attori che effettuano un trattamento dei RAEE scorretto e dannoso, estraendo – e rivendendo – le materie prime più preziose senza preoccuparsi del corretto smaltimento delle sostanze inquinanti.
Lo stesso D. Lgs. 49, del resto, prevede l’emanazione di un decreto attuativo sulla qualità del trattamento, che dovrebbe proprio definire degli standard di qualità per le operazioni di riciclo dei RAEE e le modalità di verifica del loro rispetto da parte degli impianti.
Purtroppo questo decreto attuativo non ha ancora visto la luce quindi ad oggi i controlli di processo vengono effettuati solo dal Centro di Coordinamento RAEE – gestito e governato dai Sistemi Collettivi – che però può operare verifiche solo sugli impianti che volontariamente scelgono di lavorare con gli stessi Sistemi Collettivi. Insomma, ci sono RAEE che sfuggono alla filiera virtuosa del recupero gestita dai produttori attraverso i Sistemi Collettivi e nei confronti dei quali noi produttori nulla possiamo. Abbiamo bisogno di un sistema di controllo più efficiente, sia sul mercato dei RAEE che sugli impianti di smaltimento, che non può che gestire lo Stato.

L’implementazione: i ruoli sono rispettati ed equilibrati? Il lavoro del Centro di Coordinamento RAEE è efficace?
Nonostante l’assenza del decreto attuativo del D. Lgs. 49 (2014) e, quindi, dei maggiori controlli che auspichiamo da parte dello Stato, la quantità di RAEE gestita dai sistemi collettivi dei Produttori di AEE, oggi, è pari a circa 320 mila tonnellate all’anno raccolte e trattate in modo ambientalmente corretto. Un bel passo in avanti rispetto alle 80 mila tonnellate del 2008, anno di inizio attività dei maggiori sistemi collettivi.
Questo risultato è stato ottenuto grazie a tutti gli attori della filiera (Enti Locali, Distributori, Imprese di trattamento, Centro di Coordinamento RAEE) che, insieme, hanno implementato un servizio di raccolta che oggi raggiunge 4.600 isole ecologiche in tutta Italia.
La quantità totale di RAEE Domestici raccolti e avviati al corretto trattamento non è però ancora in linea con gli obiettivi fissati dalla Comunità Europea: dal 2019, infatti, l’Italia dovrebbe raccogliere circa 530.000 tonnellate di RAEE Domestici all’anno (cioè il 65% della media delle quantità di AEE immesse sul mercato negli ultimi tre anni), mentre i Sistemi Collettivi sono arrivati, come detto, a circa 320.000 tonnellate. Di nuovo, è un problema di mancati controlli: in Italia troppi RAEE non vengono conferiti ai sistemi collettivi dei Produttori, prendendo strade parallele e sono smaltiti da chi si occupa di fare profitto, ma non della tutela dell’ambiente.
L’unico modo per raggiungere gli obiettivi europei è che lo Stato ci aiuti a raccogliere correttamente i RAEE, facendo emergere i “flussi sommersi” di RAEE, identificando tutti gli attori del “mercato sommerso”, scoprendo i meccanismi con cui costoro riescono a “nascondere” i RAEE, individuando gli impianti di trattamento coinvolti e verificandone l’idoneità dal punto di vista ambientale.

Il Decreto 140/2016 propone istanze relative alla progettazione e alla produzione ecocompatibile: sono istanze recepite in sede di ricerca e sviluppo?
Assolutamente sì, sia per quanto riguarda la riciclabilità e l’utilizzo di materiali riciclati durante la produzione, sia la limitazione dell’uso di sostanze pericolose, nonché la manutenzione e riparabilità dei prodotti.
Considerando che ad oggi, secondo l’ultimo rapporto di Ecodom, più del 90% in peso dei materiali dei Grandi elettrodomestici vengono riciclati, si può certamente dire che la riciclabilità e l’uso di materiali riciclabili sono un punto di forza degli elettrodomestici.
Allo stesso modo, in linea con la normativa in vigore che limita e/o bandisce l’uso delle sostanze ritenute dannose per l’uomo e l’ambiente nella progettazione di elettrodomestici, i nostri dipartimenti di ricerca e sviluppo lavorano costantemente per trovare nuove soluzioni sempre più sostenibili (da un punto di vista economico, di prestazione e di impatto ambientale). Whirlpool, in questo senso, ha aderito volontariamente alla campagna della Commissione Europea, impegnandosi ad incrementare l’utilizzo di componenti in plastica riciclata nei suoi prodotti entro il 2025.
Infine, anche la facilità di disassemblaggio del prodotto è un elemento considerato in fase di progettazione e sviluppo degli AEE, con un’attenzione speciale verso la manutenzione e riparabilità del prodotto. Bisogna però ricordare che questo aspetto va sempre bilanciato con la sicurezza e la durabilità del prodotto stesso: può capitare che prodotti o componenti molto facili da disassemblare possano penalizzare la sicurezza dell’uso (per esempio rendendo facilmente accessibili componenti sotto tensione elettrica) o la durabilità del bene.

La filiera è attiva sul tema? Il sistema è sufficientemente strutturato (informazione, centri di raccolta, ecc.) oppure dovrebbe essere potenziato?
Nell’attuale sistema RAEE, i Produttori finanziano e allo stesso tempo gestiscono la fase finale del ciclo di vita dei prodotti, assumendosi la responsabilità di assicurare una corretta ed efficiente gestione e smaltimento degli stessi.
Questo è un esempio tangibile di implementazione del principio di “responsabilità estesa del produttore” che fa parte, tra l’altro, della legislazione comunitaria in materia e, quindi, di quella italiana.
Il Sistema RAEE è quindi uno dei più importanti “abilitatori” della Circular Economy, poiché mette a disposizione dell’industria manifatturiera circa 250.000 tonnellate/anno di materie prime seconde (ferro, rame, alluminio, plastica etc), per non parlare degli eccellenti risultati ambientali, certificati dai Rapporti di Sostenibilità dei più importanti Consorzi. Quindi sì, il sistema, per quanto possiamo fare noi produttori, funziona. Se lo Stato ci aiuta, possiamo ulteriormente migliorare.

Il risparmio energetico è stato una grande leva di marketing per la sostituzione di un parco elettrodomestici “obsoleto” tecnologicamente, la produzione di elettrodomestici “meno impattanti” a fine vita non potrebbe diventarlo?
L’etichetta energetica ha sicuramente favorito la sostituzione di modelli di AEE più energivori, perché ha consentito al consumatore di comprendere come risparmiare sui consumi energetici e allo stesso tempo di diminuire il proprio impatto ambientale. Una strategia win-win, come si suol dire.
La produzione di elettrodomestici “meno impattanti” a fine vita (più facilmente riparabili e riciclabili) è al centro della nostra strategia di produzione e ricerca, non a caso i nostri prodotti sono riciclabili per più del 90% e i materiali riciclati sono riutilizzati nei cicli produttivi. Crediamo fortemente nella sostenibilità ambientale dei nostri prodotti e processi e siamo attori di primo piano dell’economia circolare: lavoriamo affinché tutti gli attori nel mercato integrino sempre di più queste logiche nelle loro scelte.