Lo “strano caso” degli eco-contributi inevasi

Monia Maccarini, responsabile relazioni istituzionali Consorzio Ecolamp
Monia Maccarini, responsabile relazioni istituzionali Consorzio Ecolamp

Sono sempre più numerosi gli italiani che acquistano prodotti elettrici ed elettronici online, attraverso i marketplace. Ma non tutte le aziende presenti su queste piattaforme soddisfano gli obblighi ambientali, amministrativi e finanziari di Responsabilità Estesa del Produttore (EPR). Lo ha documentato uno studio presentato lo scorso 6 novembre davanti alla Commissione Europea a Bruxelles da Eucolight, l’associazione europea dei sistemi di conformità per i RAEE di illuminazione nata nel 2015, di cui il consorzio italiano Ecolamp è tra i soci fondatori. L’indagine, a cui hanno partecipato in totale 10 consorzi di Paesi europei, Ecolamp compreso, ha analizzato sette diverse tipologie di prodotti (lampadine a LED, asciugacapelli, lavatrici, avvitatori elettrici, orologi fitness, tablet e PC, monitor) venduti attraverso alcuni tra i principali marketplace europei, anche in Italia. I delegati europei di Amazon ed eBay erano presenti all’evento. Sono state analizzate in totale 4200 offerte ed è emerso che 81 sulle prime 100 proposte dalle piattaforme sono riferibili a cosiddetti free-rider. In Italia sono state analizzate le prime 120 offerte, per ogni gruppo merceologico del marketplace di riferimento (Amazon, ndr). E si è scoperto che molti venditori non sono iscritti al registro nazionale dei produttori di apparecchiature elettriche ed elettroniche, né a un consorzio RAEE, e che quindi non dichiarano le quantità immesse sul mercato e non partecipano al finanziamento del sistema di gestione dei rifiuti originato dai loro prodotti. «La non conformità riguarda soprattutto prodotti di piccole dimensioni», spiega Monia Maccarini, responsabile relazioni istituzionali Consorzio Ecolamp. Ma alcuni (eclatanti) dati che riguardano l’Italia fanno eccezione: non solo, ad esempio, il 28% degli asciugacapelli, ma addirittura il 69% delle lavatrici che in Italia vengono vendute dalle piattaforme online non seguono la corretta procedura di iscrizione al registro RAEE. E non si tratta di marchi sconosciuti. Come si spiega tutto questo? «Alcuni di questi prodotti -, risponde Maccarini, – provengono da Paesi extra-UE, però nel momento in cui vengono venduti sui marketplace molto probabilmente si trovano già nel nostro Paese: lo si capisce dal fatto che sono venduti con la possibilità della consegna in un giorno». I prodotti incriminati, prosegue Maccarini, «con grande probabilità provengono da importatori, grossisti o distributori che spesso li introducono sul mercato italiano per primi, magari senza sapere o senza verificare se l’azienda produttrice ha assolto gli obblighi nazionali. Ma sono tenuti a dichiararne l’immesso e a registrarli negli elenchi RAEE. Ad oggi, di fatto, risulta impossibile risalire con esattezza da dove provengono. E così il costo totale del sistema di smaltimento va a finire sugli altri che pagano il contributo RAEE». Inoltre si genera un indebito vantaggio competitivo per soggetti che, non sostenendo i costi di riciclo dei loro rifiuti, possono applicare prezzi più bassi al consumatore o aumentare i propri margini. «Eucolight -, conclude Maccarini, – sta portando avanti una proposta davanti alle istituzioni europee perché le piattaforme online siano considerate direttamente responsabili per tutte le apparecchiature elettroniche immesse nel mercato nazionale provenienti dall’estero e di conseguenza siano obbligate agli adempimenti previsti dalla normativa RAEE. Non vogliamo osteggiare in alcun modo il commercio online, anzi, ma vogliamo che avvenga in modo corretto».