Servono servizi evoluti per esportare online

Roberto Liscia, presidente di Netcomm, il Consorzio del Commercio Digitale Italiano
Roberto Liscia, presidente di Netcomm, il Consorzio del Commercio Digitale Italiano

A fornirci un autorevole parere sui motivi di questo ritardo italiano nello sviluppo dell’export digitale è Roberto Liscia, Presidente Netcomm, il Consorzio del Commercio Digitale Italiano che, nato nel 2005, riunisce circa 400 aziende composte da società internazionali e piccole-medie realtà di eccellenza. Netcomm è inoltre tra i membri fondatori di Ecommerce Europe, l’Associazione Europea del Commercio Elettronico.

Nella prefazione dell’Osservatorio, Roberto Liscia già sintetizzava con queste parole la scarsa competitività italiana nell’e-commerce mondiale: «Continua in modo lineare la crescita del mercato e-commerce B2C in Italia, ma una riflessione va fatta in una prospettiva internazionale. Secondo recenti stime, rispetto agli altri paesi europei, l’Italia detiene la quota di popolazione che compra online più bassa in assoluto: solo il 44% degli italiani acquista online, contro il 68% della popolazione europea. Non solo, l’Italia si aggiudica l’ultimo posto anche in termini di competitività nel settore dell’e-commerce. Questo ritardo si può spiegare nella correlazione diretta tra le competenze digitali di un Paese e la competitività delle aziende. Solo il 10% delle imprese italiane, infatti, vende online proprio per la scarsa capacità di applicare le tecnologie disponibili per espandere il proprio business. Gli e-shopper, che hanno esigenze sempre più puntuali e personalizzate, comprano all’estero proprio perché in Italia non trovano un’offerta che risponda in modo efficiente alla propria domanda».

Questa scarsa propensione all’uso delle nuove tecnologie pone l’Italia in una posizione di svantaggio sul fronte dell’export, tanto che al di là dell’abbigliamento, leggermente più dinamico, sono pochi i settori dai quali si esporta attraverso l’e-commerce con quote di mercato significative. «L’Italia – dichiara Liscia – vende così poco online al di fuori del territorio nazionale che al momento è prematuro parlare di strategie di differenziazione geografica. Siamo più un paese target che un paese esportatore, quindi sono gli altri mercati che possono fare questo tipo di ragionamento. A livello nazionale, ci sono settori in forte crescita, tra i quali uno dei più performanti è l’elettronica, che presenta ancora ampi margini di crescita. Quello che accade, però, è che sempre più frequentemente si compra da siti esteri e non italiani, soprattutto dalla Cina».

A contribuire alla limitazione dell’export sono anche fattori economici e contingenti, come i costi della logistica, molto onerosi per un settore a bassa marginalità come l’elettronica e gli elettrodomestici.
Al di là di questo, cosa manca alle imprese italiane per avere successo anche all’estero sul canale online?
«Sicuramente servizi più avanzati di digital retail – spiega il Presidente di Netcomm – che prevedono l’uso di intelligenza artificiale, machine learning e chatbot, strumenti che servono a garantire una relazione con i clienti sempre più personalizzata. Poi garanzie, video esplicativi, supporto al consumatore. Il prezzo non basta più, occorre elevare il livello del servizio, senza il quale non si può affrontare la concorrenza straniera».