Come cambiano davvero i prodotti nell’era del digitale?

Matteo Ingaramo, direttore generale POLI.design
Matteo Ingaramo, direttore generale POLI.design

Spesso ci chiediamo quanto i prodotti possano cambiare con la diffusione della rivoluzione digitale che trasforma le macchine in oggetti pensanti e con gradi di relazione elevati con gli esseri umani. In buona parte, in questo contesto, le imprese si sono fatte carico di strategie ed investimenti in tecnologie di comando ed interfaccia oltre che di calibrazioni energetiche e di funzionamento sempre più integrate ed adattive. Il risultato è una evoluzione a livello globale sia degli standard funzionali e di mercato che delle modalità di interazione con l’utente: le macchine performano meglio, consumano meno e spesso sono dotate di funzioni avanzate che valorizzano l’esperienza d’uso oltre che raffinare la prestazione. Inoltre gli utenti sono avvicinati più efficacemente all’oggetto ed alle sue funzioni attraverso modelli di attivazione, comando e gestione più accessibili ed intuitivi.
Si tratta di una evoluzione di notevole rilievo e forse la più significativa dall’avvento dell’elettronica ad integrazione della meccanica. Il settore degli elettrodomestici e della elettronica di consumo affronta un tema di potenziale amplissimo e di una nuova identità nella percezione dei consumatori ovvero nella lettura di mercati diversi a livello planetario. Molti prodotti ragionano e funzionano in digitale su piattaforme e sistemi codificati e comuni che omogeneizzano in qualche modo le perfomance così come è avvenuto per le piattaforme industriali ad alta automazione. Perciò si dovrebbe ritenere che il margine di caratterizzazione e differenziazione degli artefatti sia minimo, che tutti gli elettrodomestici, in fondo, si assomiglino un po’ gli uni agli altri a causa dei limiti di standard.

Tuttavia una prospettiva di evoluzione notevole può nascere nella interpretazione delle nuove tecnologie a disposizione. AI e IoT ormai pervadono i sistemi e sono l’obbiettivo di piena integrazione funzionale in molti oggetti di consumo domestico e professionale. Chiaramente anche le tecnologie di comunicazione mobile di quinta generazione offrono un potenziale abilitante notevole che non interessa solo gli strumenti finanziari o le blockchain, ma anche le reti domestiche e personali che regolano le funzioni principali della vita quotidiana: cura della casa e degli indumenti, preparazione del cibo, home working, home energy management e così via.

L’interpretazione a cui ci riferiamo è certamente di uso, mediata dal contesto culturale e oggi più facilmente adattabile a diverse caratteristiche più presenti in diverse aree del mondo. Ancor di più forse si apre l’opportunità di riconcepire l’estetica degli oggetti che hanno avuto fino ad oggi un “aspetto” determinato da interfacce fisiche caratterizzanti quali manopole, pannelli, tastiere e schermi digitali.

C’è spazio nelle strategie di mercato degli operatori di settore per esplorare nuovi archetipi espressivi basati sulle interfacce diffuse e sulla gestione dei dati? A questa domanda risponderanno i consumatori nei prossimi anni riconfigurando l’aspetto e, forse, anche i nomi con cui i prodotti vengono oggi identificati.