Le scosse telluriche del retail nell’elettronica di consumo rischiano di creare il “Big One” nel settore

Alla data in cui scrivo queste riflessioni non mi è possibile descrivere in pieno quanto sta accadendo nel retail della Gds, perché molte situazioni non sono state ancora ufficializzate (nonostante siano di dominio pubblico fra gli esperti del settore).

Solo limitandoci a ricordare il recente ingresso di Comet e Gruppo Sme in Euronics che – al momento – ha creato il primo operatore italiano per fatturato del settore dell’elettronica di consumo, possiamo però comprendere quale terremoto sta arrivando nel comparto. E deve ancora giungere, con il nuovo anno, l’ulteriore scossa (nonostante i player coinvolti stiano sin da ora agendo informalmente in partnership in fase di pre-accordi con vari Brand internazionali).

Secondo la migliore tradizione, si creano agglomerati mastodontici riducendo di fatto l’offerta dei player sul mercato.

Ma la cosa singolare, indubbiamente non replicata nel cosiddetto “food”, è che le teste dei singoli gruppi rimangono molto spesso “indipendenti”. Nel senso che si crea la cordata, ma tutti pretendono autonomia. E così si snatura il senso di appartenenza ad un marchio.

Se un mercato statico non è sinonimo di salute, un mercato troppo in movimento crea instabilità. Staremo a vedere.

Al momento le idee nuove non sembrano brillare. All’eterna cantilena che il punto vendita deve trasformarsi sempre di più in un fattore esperienziale e fonte infinita di servizi per il cliente, qualcuno si sta spingendo ad allargare tali servizi (come, per esempio, ha annunciato di fare nell’altro comparto Conad…) al bancario, assicurativo, postale.

Siamo certi che questo continuo spostamento (e ampliamento) del core business possa risolvere i problemi strutturali del settore?

Quando poi, nei “volantoni”, si persevera nell’abbinare a un elettrodomestico in vendita un altro in omaggio?