Nital – Sempre attenti all’innovazione

Gianluca Barresi, Commercial Director di Nital S.p.A.

Punto di riferimento da oltre vent’anni per il mondo fotografico e hi-tech, Nital ha saputo rispondere alle sfide del mercato puntando su brand capaci di cambiare profondamente il settore di riferimento. Ma il retail crede nei prodotti innovativi? Intervista a Gianluca Barresi, Commercial Director di Nital S.p.A.

La dinamica azienda torinese Nital ha saputo rispondere alle sfide di un mercato in rapida evoluzione. «Negli ultimi venti anni -, dice Gianluca Barresi, Commercial Director di Nital S.p.A., – siamo profondamente cambiati ed abbiamo sempre cercato di proporci come un punto di riferimento per il mercato hi-tech, mantenendo la passione per la tecnologia che ci contraddistingue da sempre. Nital oggi è un’azienda che, oltre alla fotografia, è riuscita a portare avanti una serie di importanti “sfide” nel mercato tecnologico, andando a toccare una serie di categorie merceologiche oggi protagoniste del mercato stesso: smart home, audio, voice control, robotica e altri settori innovativi. In questi anni, Nital è stata capace di offrire ai brand che rappresenta nel mercato italiano la capacità di distribuire, di realizzare attività di marketing, di supportare e assistere la clientela. E di costruire con il retail dei modelli di business innovativi».

Nital è sempre più un distributore multibrand?
Tra le nostre mission ci sono, indubbiamente, quella di aiutare i brand che rappresentiamo a essere correttamente presenti nel mercato italiano e quella di cercare e introdurre nuove e innovative tecnologie. Non stiamo collezionando brand da distribuire, ma desideriamo rappresentare aziende che sappiano rispondere con il più alto livello di tecnologia alle esigenze del consumatore.
Dal mio punto di vista essere una azienda che rappresenta più brand significa essere capaci di gestire – a tutti i livelli – prodotti appartenenti a diverse categorie merceologiche. Non essere specializzati solo su un brand ma su tutti quelli che rappresentiamo è una delle nostre caratteristiche. Non è facile ma è sicuramente sfidante e divertente.
L’alto livello tecnologico dei prodotti che distribuiamo ci aiuta. iRobot e Sonos, per esempio, hanno di fatto contribuito a creare le loro stesse categorie di appartenenza: iRobot “è” il robot aspirapolvere punto di riferimento in questo segmento e Sonos ha contribuito in maniera determinante a far crescere il mercato degli smart speaker ed il concetto della diffusione audio multiroom.
Grazie ad iRobot, poi, siamo entrati nell’ambito del piccolo elettrodomestico e così è stato naturale estendere la nostra offerta con marchi importanti come FoodSaver, Crock-Pot, Oster e Breville.
Abbiamo infine creato alcuni anni fa il progetto Hinnovation, un incubatore di brand legati al mondo dell’IoT con uno sguardo particolarmente attento al concetto di smart home, decisamente in anticipo rispetto ai tempi attuali.

State valutando altri settori?
Una importante sfida che abbiamo recentemente raccolto è quella legata al mondo del video a 360° e stiamo, infatti, da alcuni mesi collaborando con un’interessante azienda che opera in questo settore. Ciò conferma che la nostra ricerca di tecnologie innovative, a volte completamente nuove, continua incessantemente, portandoci a volte ad investire anche in start up o tecnologie non ancora presenti in Italia.

Oggi iRobot è uno dei vostri marchi di punta, quanto è importante per voi e quali sono le vostre strategie per questo brand?
A livello di fatturato possiamo considerarlo uno dei nostri brand principali. Ma il fatturato non è l’unico criterio su cui valutare l’importanza di un marchio, per noi è più importante la prospettiva che un marchio offre. Ed il mercato dei robot aspirapolvere è molto interessante con una potenzialità di crescita ancora inespressa.

Oggi come è composta l’offerta iRobot?
Ad oggi l’offerta iRobot è composta da diversi modelli che ci permette di dire che Roomba è il robot aspirapolvere di qualità per tutte le tasche. Tutti i prodotti iRobot sono molto semplici da utilizzare e garantiscono un elevato livello di pulizia. Al vertice dell’offerta c’è il modello Roomba s9+, l’ultimo arrivato, con un prezzo al pubblico consigliato di circa 1.500 euro.

Sono prodotti che vanno spiegati?
Prima di tutto va compresa qual è l’esigenza del consumatore. Quasi la metà degli italiani possiede un animale domestico e nella maggior parte dei casi si tratta di cani e gatti, animali che hanno del pelo e che contribuiscono, come gli umani del resto, a produrre dello sporco in casa. I possessori di animali rappresentano un target prioritario, ma certo non esclusivo. Spiegare questi prodotti è legato al comprendere esattamente qual è il modello più appropriato rispetto alle esigenze del consumatore. Non c’è consumatore che non tragga beneficio da un robot domestico. C’è una soluzione adatta per le esigenze di pulizia o per il tipo di pulizia che l’utente ricerca e ovviamente in funzione della disponibilità economica che, però, non è prioritaria quando si parla di pulizia della casa.

Qual è il rapporto con il trade?
Stiamo parlando di prodotti con una vera e propria intelligenza artificiale, connessi, capaci di elaborare migliaia di informazioni in pochi secondi, con tecnologie che permettono loro di muoversi nello spazio e di capire dove si trovano. I nostri robot riconoscono la quantità di sporco sul pavimento ed il tipo di superficie sulla quale si trovano e, in base a ciò, organizzano la loro strategia di pulizia, pronti a modificarla non appena cambiano le condizioni ambientali. Tutte queste informazioni sono sempre trasferite al trade in fase di formazione. Il consumatore vuole un prodotto facile da usare e che pulisca bene il pavimento, cosa che i nostri robot fanno: sono i concetti più difficili da trasmettere al pubblico. Perché questo robot è meglio di un altro o perché questo tipo di robot è più adatto alle mie esigenze? Quello che cerchiamo di spiegare è che grazie alla tecnologia, grazie ai sensori, grazie alle doppie spazzole di Roomba, qualunque modello iRobot è molto facile da usare e garantisce un livello di pulizia eccellente. Il compito del retail è capire l’esigenza del consumatore e proporgli il robot che fa per lui. Bisogna formare il trade e noi lo facciamo costantemente.

Avete previsto attività a sostegno del marchio iRobot?
Per il momento siamo focalizzati su campagne del tipo “Soddisfatti o Rimborsati” perché crediamo sia uno strumento che aiuta anche il trade. Lo abbiamo fatto in passato con buoni risultati e sicuramente ripeteremo l’esperienza.
L’elemento chiave è la fiducia del consumatore che deve vedere questa tecnologia come la più giusta per lui. L’utente che deve fare un acquisto di un certo rilievo vuole essere rassicurato, vuole essere tranquillo e operazioni come “Soddisfatti o Rimborsati” sono sicuramente utili in questo senso.

Smart home, come rispondete come iRobot e come gruppo a questa esigenza crescente del mercato?
Oggi la robotica può entrare a pieno titolo all’interno della casa e il modo più semplice ed efficace è integrarsi con le piattaforme di controllo vocale. Mi riferisco anche alla gestione delle funzioni più complesse e non solo ai comandi più semplici come “Roomba inizia a pulire”. Grazie ai sistemi di mappatura in dotazione su alcuni modelli, è possibile indirizzare il robot aspirapolvere – anche tramite una piattaforma di supporto vocale – verso una specifica stanza della casa. L’obiettivo è rendere questo tipo di utilizzo il più naturale possibile.

Qual è il vostro rapporto con Internet?
Internet è ormai uno strumento informativo prioritario per il consumatore: anche quando acquista in un negozio fisico ha la necessità di cercare delle informazioni sul sito del produttore, del rivenditore o su altre piattaforme. È uno dei touch point fondamentali con cui raggiungere il consumatore. Per i prodotti tecnologici e innovativi è altrettanto importante perché spesso questi stessi prodotti faticano a trovare posto sullo scaffale fisico. Spesso la logica dominante è che finché un prodotto non è richiesto, finché non genera fatturato non va sullo scaffale, mentre è più facile trovarlo online. In questo modo, però, i consumatori, anche quelli che ancora hanno piacere di frequentare il punto vendita, faticano a trovare le novità. Invece di essere una vetrina di prodotti innovativi, di nuove tendenze, il punto vendita rischia di essere una vetrina di prodotti che rappresentano il core business. Certo si tratta di un approccio che ha una sua logica, ma comporta anche dei rischi sul posizionamento e sul ruolo del punto vendita. Se in negozio ci sono solo i prodotti che garantiscono rotazione e fatturato, rischiamo di abituare i consumatori a ricercare i prodotti più innovativi solo su Internet. Per quale motivo un consumatore dovrebbe andare in un punto vendita? E siamo in un momento storico in cui si parla tanto di percorsi esperienziali… Certo, il tema è complesso ma credo sia utile considerare il ruolo del punto vendita anche come luogo per presentare prodotti o categorie innovative. Serve forse una progettualità nuova del punto vendita stesso che gli permetta di attirare nuovi flussi di traffico.

 

Leggi l’intervista sul numero di settembre della rivista.