Assistenti vocali: è l’ora della svolta

Giulio Salvadori, direttore dell’Osservatorio Internet of things del Politecnico di Milano

È forse giunto il momento chiave per il pieno sviluppo del settore dei prodotti connessi in Italia. La diffusione degli assistenti vocali, infatti, potrebbe essere l’elemento decisivo per superare alcuni ostacoli che hanno finora condizionato le potenzialità del comparto. In primo luogo, il lancio di questi strumenti è coinciso con l’ingresso di alcuni grandi player dell’hitech nel mercato: «Monitoriamo ormai il mondo della smart home da circa quattro anni e abbiamo sempre rilevato alcune lacune -, spiega Giulio Salvadori, direttore dell’Osservatorio Internet of things del Politecnico di Milano. – Tra queste c’era l’assenza di grandi brand che potessero allargare in modo decisivo il numero degli utenti».

Una mancanza che può dirsi superata?
L’ingresso in campo di player, come Google, Amazon, Apple, Samsung, rappresenta certamente un aspetto molto importante per la crescita di questo settore.

Un ingresso, per certi aspetti, in grande stile.
Effettivamente, alcune tra queste aziende hanno promosso campagne di comunicazione molto importanti, anche superiori alle attese.

Quali i limiti alla diffusione?
Spesso la difficoltà nell’interfacciarsi con i prodotti smart ha rappresentato un limite alla loro diffusione. Se, invece, è possibile gestirli con il semplice utilizzo della voce, la platea dei potenziali utenti si allarga. Inoltre, la presenza di grandi player aumenta anche il numero degli oggetti integrabili.

Cioè?
Realtà come Google ed Amazon, ad esempio, hanno stretto partnership con migliaia e migliaia di aziende e quindi possono davvero sviluppare un progetto di interoperabilità su larga scala. E possiamo immaginare qualcosa che va ben al di là degli oggetti che si trovano negli ambienti domestici.

In che senso?
Le prospettive di sviluppo che si aprono grazie agli assistenti vocali sono moltissime: dai servizi al retail, passando per il settore dell’automotive, senza dimenticare il mondo business e b2b. Siamo ancora agli inizi di un mercato dagli orizzonti molto vasti e ancora inesplorati.

E la privacy?
È sicuramente un capitolo ampio e complesso, che le aziende stanno affrontando con grande attenzione per garantire che l’utilizzo dei dati raccolti tramite un assistente vocale, ma non solo, avvenga esclusivamente per scopi per cui l’utente ha esplicitamente fornito il consenso, come previsto dalla normativa.

Gli italiani si dimostrano molto sensibili su questo tema?
Secondo alcune survey, in Italia la reticenza o la preoccupazione degli italiani nel comunicare i propri dati per la profilazione o le attività di marketing è inferiore rispetto ad altri paesi europei.

C’è poi l’aspetto della cyber security…
Si tratta di una questione diversa e ben più seria, che implica che le informazioni ottenute possano essere utilizzate per finalità criminali. Penso che la presenza di grandi aziende dell’hi-tech, perfettamente attrezzate sotto questo punto di vista, offra maggiori garanzie rispetto al passato quando il mercato era presidiato soprattutto da startup con risorse decisamente diverse. Anche dal punto di vista dei consumatori, un brand riconosciuto è garanzia di protezione da possibili reati informatici.

Qual è il valore dei dati che si possono ottenere attraverso i dispositivi connessi?
Molto alto. Questo spiega perché alcuni assistenti vocali vengano offerti con un prezzo di vendita decisamente competitivo: al momento l’obiettivo non è tanto quello di ottenere margini particolarmente elevati, quanto di “entrare” nelle case degli italiani.

Il settore dei prodotti IoT vede una crescente presenza di aziende e operatori. C’è il rischio di un sovraffollamento e di una certa confusione?
Vedo un problema di questo tipo solo per la produzione di hardware, che conosce un certo eccesso di offerta. Non è così per tutti gli altri attori della filiera, soprattutto di quelli che forniscono servizi: banche, assicurazioni, telco, ecc. Sono tutte aziende che, come ho accennato, permetteranno di allargare enormemente le potenzialità dei dispositivi connessi, quindi ben venga la loro massiccia partecipazione.

In effetti è un settore che cresce attraverso le alleanze.
Assolutamente. Proprio in questo senso le realtà coinvolte sono ancora poche. Servono più partnership e più investimenti, anche in comunicazione per uno sviluppo sempre crescente.