Il lento declino del mercato degli elettrodomestici in Italia

Illustrazione di Francesco Gulina
Illustrazione di Francesco Gulina

Come di consueto APPLiA Italia ha organizzato la conferenza stampa di Natale per fornire i dati sull’andamento del settore (con l’ausilio di GfK). E, come al solito, ad un approccio ottimistico e positivo dei relatori si contrappone la dura realtà dei numeri.

Nove mesi in negativo, solo parzialmente rettificati dal Black Friday (protagonista assoluto della promozionalità più spinta), con i negozi fisici che registrano disastrose contrazioni del giro d’affari (eldom -4,9%, mobilieri -3,3%) a vantaggio del trend di crescita dell’ecommerce (+19,2%).

A questo link si potranno analizzare i dati in dettaglio, qui ci limitiamo solo ai cahiers de doléances generici: male il lavaggio (a parte le asciugatrici), male il freddo, male la cottura, male il Piccolo… Manuela Soffientini, presidente di APPLiA Italia, non usa mezzi termini (non lo ha mai fatto) per stigmatizzare che la selvaggia «promozionalità in atto da diversi anni è un comportamento autodistruttivo nella sua capacità di ridurre la marginalità. Una patologia senza apparente soluzione, che i retailer considerano un male necessario». Soffientini si spinge al punto di augurarsi «che arrivino sul mercato tanti Apple e Dyson, in grado di indurre a cambiare certi comportamenti».

Unica oasi felice il comparto dei produttori di attrezzature per la ristorazione e l’ospitalità, che è cresciuto del 70% in meno di vent’anni.

Ad un mercato che annaspa fa da contraltare la ripresa della produzione dei Grandi elettrodomestici (+1,3 %), che vede protagonisti il freddo e la cottura, con esiti positivi in ambito export. E in effetti le vendite all’estero di frigoriferi, forni e piani cottura si attesta al +21,1%: come dire che il made in Italy continua ad ingranare, ma non in patria!

Una riflessione breve, la nostra, perché ormai diventiamo ripetitivi. Non sembra esserci spiraglio per un comparto che è stato il fiore all’occhiello per l’Italia. Una decadenza lenta, per quanto determinata da innumerevoli mutamenti industriali per la leadership del Bianco nel nostro paese (ormai tutta straniera), che sembra aver trasformato l’innovazione tecnologica in semplice commodity a causa di dissennate pratiche commerciali.