Ma è davvero la fine dell’elettronica di consumo?

Romano Cappellari, professore di Marketing all’Università di Padova

A una domanda così brutale posta dal Corriere della sera edizione del Veneto,  Romano Cappellari, professore di Marketing all’Università di Padova e direttore del master Cuoa Business School in Retail Management ha risposto «Il problema è che queste grandi catene non sono riuscite a stare al passo dell’e-commerce. Avevano un’arma, il personale. E per far fronte alle perdite dovute all’online, hanno tagliato proprio qui. Perché diciamo la verità, nonostante gli sconti, i consumatori non preferiscono il web. Loro vorrebbero il contatto umano con un commesso preparato che spieghi il prodotto e che sia in grado di consigliare. Però ormai nei negozi bisogna dare la caccia agli addetti. E così a quel punto tanto vale stare seduti comodi a casa, evitare problemi di parcheggio, leggere anche i commenti degli altri acquirenti e comprare on line. /Per arginare la crisi/ si può seguire la strada di Apple, l’unica che continua ad aprire negozi: propone un’esperienza in cui il cliente è seguito dal commesso. Oppure ridurre gli spazi, come fa Ikea. I vari Trony o Mediaworld a inizio degli anni Novanta hanno soppiantato i piccoli negozi di vicinato con i loro enormi centri. Ma forse bisognerebbe pensare ad ambienti più ridotti, con personale pronto a fornire consulenza, mostrare prodotti, far nascere spunti o idee. Solo così si può invertire questa parabola discendente».