Elettronica di consumo, una riflessione sul futuro

Illustrazione di Mirco Milani
Illustrazione di Mirco Milani

Alessio Di Labio di Filcams CGIL Nazionale ha commentato sul mensile del sindacato gli anni di difficoltà che stanno attraversando le insegne di elettronica di consumo, proponendo delle riflessioni sul futuro. Di seguito riportiamo una parte del testo, nato da un confronto con imprese e lavoratori.

Il settore sta subendo una trasformazione strutturale e profonda che ha come fattori principali: la crisi generale dei consumi, che ha determinato le prime criticità; l’arrivo sul mercato di smartphone e tablet che hanno sostituito in pochi anni e in pochi grammi, il mondo informatica, fotografia e musica; l’avvio del mercato italiano verso una polarizzazione, con maggiori conseguenze per le imprese più piccole; la crescita esponenziale delle vendite online che ha rivoluzionato fatturati e margini, e fatto perdere potere al retail sulle politiche dei prezzi.

./. Il percorso di polarizzazione è stato cavalcato in particolare da Unieuro (ex SGM che ha acquisito Unieuro da Dixon e che ha tenuto il marchio, prima era Expert) che ha acquisito gran parte della rete vendita che era in forte criticità, in particolare dal gruppo Euronics, salvaguardando molta occupazione. Verosimilmente, dopo anni di investimenti e acquisizioni, dovrà presto fare i conti con un consuntivo a rete omogenea, con i margini e con le quote di mercato che guadagna l’online.

Euronics e Trony sono, a nostro parere, destinate a ridimensionarsi più o meno lentamente anche se nel sud sembra ci sia una maggiore propensione del consumatore a scegliere il retail.

Mediamarket, la leader di mercato, che sembrava stesse reagendo in modo più lungimirante, ha avviato il processo di omnicanalità (l’unificazione delle politiche commerciali tra canale fisico e digitale), ma non ha la copertura economica per autofinanziare la riorganizzazione, la casa madre non sembra intenzionata a sostenerla e il conto lo stanno presentando ai lavoratori.

L’omnicanalità è una strada obbligatoria, ma è difficile prevedere quanta quota di mercato conquisteranno ancora le vendite online. Con molta probabilità, la rete vendita fissa avrà ancora un ruolo, ma ci lasceremo alle spalle le grandi superfici piene di merce, il cosiddetto negozio di esperienza sarà il futuro.

Se le aziende non rivedranno il loro modo di far quadrare il conto economico, il problema si scaricherà tutto sui lavoratori. L’impressione è che il gruppo dirigente del settore sia ancora legato a logiche novecentesche, i margini ormai sono ridotti al minimo in quanto l’online non consente più autonomia sulle politiche dei prezzi. La sostenibilità va ricercata nel complesso, non si può parlare di omnicanalità e avere ancora come riferimento la conversione a scontrino degli ingressi…