Smart Home in Italia: si può fare di più

Smart HomeCrescita a due cifre, ma in realtà molto timida rispetto alle aspettative e alle potenzialità. Questo è il quadro, definito dall’Osservatorio IoT del Politecnico di Milano, su cui si sono mosse le riflessioni del convegno dedicato alla Smart Home che si è svolto oggi a Milano; riflessioni che sono partite dai dati e che hanno aperto molte domande: cosa manca ancora per rendere la casa intelligente? Come fare per evitare il rischio che i dispositivi restino gadget e diventino invece oggetti utili a cui sia attribuito un vero valore? Questo mercato si approccia con i bisogni degli utenti tradizionali o è necessario immaginarlo e comunicarlo in termini nuovi? Quali sono i valori aggiunti per le aziende e per il consumatore?
Oggi in Italia l’82% del mercato è ancora legato alla filiera tradizionale, composta da installatori e distributori di materiale elettrico, ma cresce la quota dei “nuovi” canali come retailer, eRetailer e assicurazioni che insieme rappresentano il 18% (circa 30 milioni di euro). I possibili impieghi sono molti e variegati ma regina incontrastata per ora è la sicurezza: la maggioranza delle oltre 290 soluzioni per la casa connessa censite in Italia e all’estero (il 31%) consiste in videocamere di sorveglianza, serrature, videocitofoni connessi e sensori di movimento. Seguono la gestione energetica, come le soluzioni per il controllo remoto degli elettrodomestici (10%), la gestione dei sistemi di riscaldamento e raffreddamento (8%), il monitoraggio dei consumi dei dispositivi elettrici (10%).
L’offerta di prodotti per la Smart Home è in continuo divenire. Il 68% delle soluzioni sul mercato è “Do It Yourself”, con un processo di installazione semplificato, anche se non tutti gli utenti sono in grado di fare a meno del tecnico: il 70% di chi ha acquistato prodotti connessi si è rivolto a installatori o piccoli rivenditori. Il 52% delle soluzioni oggi è offerto da startup, che spesso sviluppano proposte complementari a quelle dei brand affermati. Ma in questi mesi si stanno affacciando sul mercato italiano anche i grandi operatori “Over The Top” con hub dotati di assistente vocale per dialogare con gli oggetti connessi (Google Home, Amazon Echo): l’ingresso dei grandi marchi spingerà certamente lo sviluppo della casa connessa, renderà più facile l’interoperabilità tra i vari oggetti (che resta ancora una grande barriera) e sarà fondamentale per aumentare la fiducia dei consumatori.
Un ruolo fondamentale per la diffusione della smart home la giocano aziende e rivenditori che, di concerto, devono far capire al consumatore le potenzialità degli strumenti. Nel 2016 per la prima volta sono nate aree dedicate alla Smart Home nei negozi di elettronica, sono state lanciate le prime proposte nel mondo della GDO, mentre si nota una discreta diffusione nei negozi del fai-da-te e sono visibili sezioni di vendita nei siti online dei principali eRetailer. Nonostante volumi ancora limitati (20 milioni di euro circa, il 13% del mercato), retailer e eRetailer hanno un ruolo importante potendo fungere da vero e proprio showroom dei prodotti, che sono oggi alla portata di un pubblico sempre più ampio. Con alcune barriere da superare: «La comunicazione dei produttori è spesso limitata e poco incisiva, i volantini promozionali non bastano a descrivere le caratteristiche e i benefici degli oggetti smart – rileva Angela Tumino, Direttore dell’Osservatorio Internet of Things. – Inoltre, non sempre il personale nei negozi risulta adeguatamente formato, anche se è pianificato l’inserimento di personale specializzato e dedicato nel corso del 2017».
A commentare i dati è stata una ricca serie di figure legate a diversi livelli a questi temi: aziende produttrici, ricercatori, giuristi, assicurazioni. La strada è lunga ma le potenzialità incalcolabili: le aziende e i punti vendita devono cogliere questa preziosa opportunità.