Come l’elettrodomestico cambiò la società

Enrico Finzi, sociologo e attualmente presidente di “astraricerche”, ci racconta i più interessanti risvolti che la diffusione di questi prodotti ha generato nella vita della popolazione italiana
 
Sulla base delle sue ricerche, quale impatto hanno avuto gli elettrodomestici nella vita quotidiana della società?
Per dare un’idea della portata del fenomeno, basti pensare che alla fine degli Anni Ottanta, Federchimica ci commissionò un’indagine, nella quale chiedemmo a un campione rappresentativo di uomini e donne, qual era il prodotto che aveva maggiormente cambiato la vita degli Italiani nell’ultimo secolo. L’Associazione ipotizzava tre possibili risposte: gli antibiotici, che avevano salvato la vita a migliaia di persone; la plastica, di cui essa di occupava, che aveva rivoluzionato i consumi dell’epoca; e il computer, che era allora un fenomeno nascente. Niente di tutto questo.
Al primo posto risultò, infatti, la lavabiancheria.
Questa indagine è solo un esempio, che dimostra come il popolo italiano si sia reso conto immediatamente della natura rivoluzionaria degli elettrodomestici, che hanno cambiato, in modo radicale, la vita di chi gestisce la casa.

Quali sono gli apparecchi considerati più rivoluzionari dalla popolazione?
La lavabiancheria rimane il prodotto principale, perché ha tolto la grande fatica del bucato a mano, che spesso avveniva al di fuori delle abitazione, nei lavatoi pubblici, alla mercé delle intemperie. L’avvento di una macchina che assolveva da sola a questa pesante incombenza trasformò la vita delle donne in maniera significativa, in termini di alleviamento della fatica, guadagno di tempo libero, ma anche miglioramento dell’aspetto fisico e della salute.
Il secondo elettrodomestico per importanza è il frigorifero, che consentì di conservare i cibi e variegare la dieta, senza i limiti delle ghiacciaie. Gli apparecchi per la refrigerazione operarono una trasformazione importante nel modello alimentare degli Italiani.
Anche la lavastoviglie, che non ottenne mai il successo della lavatrice, in quanto oggi presente in  non più del 55% delle case, contribuì ad alleggerire le incombenze domestiche e a migliorare l’igiene di piatti e pentolame.
L’incremento del tempo libero e la qualità delle performance degli elettrodomestici furono dunque perfettamente percepite e assodate, al punto che a fine Anni Ottanta, erano ancora ben presenti nella mente della popolazione.
 
Passando dal Bianco al Bruno, quale fu invece l’impatto della televisione?
Le prime trasmissioni della Rai, che aveva allora un canale unico, iniziarono nel 1954, quando ancora la penetrazione degli apparecchi televisivi era molto bassa.
La vera rivoluzione iniziò con il programma “Lascia o raddoppia” di Mike Bongiorno che ebbe una risonanza incredibile, lanciando una vera moda popolare, che contribuì all’aumento delle vendite di apparecchi televisivi. Prima di allora la tv era oggetto di consumo collettivo nei luoghi pubblici, come bar, circoli o cinema.
Negli Anni Cinquanta e Sessanta le sale cinematografiche vendevano cinque volte più biglietti di oggi, proprio perché non erano ancora diffusi i media domestici.
Approfittando del successo di “Lascia o raddoppia”, le sale si attrezzarono per proiettare la trasmissione sul grande schermo, attirando pubblico che poi si fermava per lo spettacolo della sera.
Il primo impatto della tv sulla società iniziò quindi fuori casa.
Gli effetti della televisione furono di vario tipo: determinarono anzitutto la prima vera unificazione culturale e linguistica del Paese. Le trasmissioni contribuirono all’alfabetizzazione, come dimostra il celebre programma “Non è mai troppo tardi”, dove venivano tenute vere e proprie lezioni di lingua italiana.
La televisione, si potrebbe dire, fu all’inizio una gigantesca scuola di massa, anche perché mostrò, ovunque venivano ricevute le trasmissioni, fenomeni di emancipazione in certe zone geografiche ancora sconosciuti.
 
E per quanto riguarda l’influenza pubblicitaria sui consumi?
Anche in questo caso, il potere della televisione fu notevole. Mi è capitato di condurre un sondaggio che ha rivelato che le generazioni degli Anni Cinquanta e Sessanta hanno imparato a lavarsi i denti, grazie alle pubblicità della pasta dentifricia, il che dimostra l’iniziale ruolo educativo della tv anche a livello igienico-sanitario. Naturalmente questo processo era già stato avviato dalla radio negli Anni Venti e Trenta, ma la potenza delle immagini sommate al sonoro ha moltiplicato questi effetti in maniera straordinaria.
Secondo studi recenti, invece, negli ultimi decenni la televisione ha avuto effetti negativi sull’evoluzione del Paese, sotto molti punti di vista.

Quando l’elettrodomestico divenne uno status symbol?
Quando un fenomeno diventa di massa si crea una segmentazione interna per cui i gruppi privilegiati, più ricchi, più colti o più esposti ai fenomeni internazionali, non vogliono un prodotto come quello degli altri ma uno che li differenzi. A quel punto nascono gli status symbol, che si basano su varie caratteristiche.
I criteri di differenziazione nell’elettrodomestico furono diversi. Negli Anni Settanta ci fu, per esempio, il boom del design, che portò gli apparecchi dall’estetica più esclusiva a essere esposti in celebri musei.
Poi sopraggiunse l’evoluzione tecnologica, che determinò la nascita di nuovi status symbol, grazie ad apparecchi estremamente sofisticati.
Negli anni recenti, si sta invece affermando la tendenza ecologista, che orienta la scelta dei consumi verso prodotti a minor impatto ambientale.

Tratto dal nr. 8/2013 di ae-apparecchielettrodomestici-Speciale 60 anni