Obsolescenza programmata – Il punto di vista dell’Unione Nazionale Consumatori

Massimiliano Dona, presidente Unione Nazionale Consumatori
Massimiliano Dona, presidente Unione Nazionale Consumatori

Recentemente è stato avanzato il sospetto che i produttori di elettrodomestici ed elettronica di consumo siano in grado di accorciare volutamente la vita degli apparecchi. La parola a Massimiliano Dona, presidente Unione Nazionale Consumatori.

Cosa pensa a riguardo l’Unione Nazionale Consumatori?
In Francia hanno votato una legge contro l’obsolescenza programmata. L’Antitrust italiano ha già aperto due procedimenti sugli aggiornamenti dei software degli smartphone. L’accusa alle imprese è di aver sfruttato le carenze di alcuni componenti per ridurre nel tempo le prestazioni dei propri prodotti, rendendoli obsoleti e inducendo così i consumatori ad acquistare nuove versioni.
Insomma, siamo oramai oltre il semplice sospetto.

Vi pervengono segnalazioni in merito a questo tema da parte dei consumatori? Potete raccontare episodi specifici che vi sono stati comunicati?
Il caso classico sono beni che si rompono appena esaurita la durata della garanzia, una strana coincidenza, decisamente sospetta. Ma l’obsolescenza programmata riguarda anche gli aggiornamenti di smartphone e computer che ne rallentano la prestazione o aggiornamenti che non vengono più fatti rendendo inutilizzabili i prodotti, anche solo parzialmente, come i decoder che non riescono più a visualizzare tutti i canali, oppure pezzi di ricambio irreperibili che rendono irrecuperabile un prodotto ancora in ottime condizioni, come sanno bene gli italiani che hanno dovuto eliminare i tv con il tubo catodico. Ma, sempre per restare ai tv, ci segnalano che talvolta mancano i pezzi di ricambio anche per quelle appena acquistate, tanto che a quel punto, essendo il prodotto ancora in garanzia, scatta il diritto ad avere la sostituzione del prodotto con uno nuovo o la restituzione dei soldi.

Qual è, a vostro avviso, la percezione dei consumatori sulla qualità e la durata degli elettrodomestici attuali?
Al di là dell’obsolescenza programmata, ossia del dolo di produrre beni fatti apposta per rompersi, è certo che oggi un elettrodomestico ha una durata media assai inferiore rispetto al passato. La durata e la resistenza all’usura dovrebbero rientrare tra i valori di un produttore di qualità. Invece troppo spesso le maggiori prestazioni, l’aumento delle funzioni e degli optional sono andate a scapito della durata.

Quali ambiti del settore potrebbero essere più soggetti a essere accusati di obsolescenza programmata?
Difficile dirlo con certezza. Ci sono settori per i quali riceviamo più segnalazioni, come ad esempio per gli smartphone, ma si tratta anche di prodotti più diffusi di altri.

In base alla vostra esperienza, è davvero possibile capire se un apparecchio si rompa prima del tempo per una presunta “difettosità programmata”?
Provare che la rottura non è accidentale non è facile. Servono perizie e consulenze tecniche. Ma certo se non si tratta di casi isolati ma diffusi, l’evidenza empirica costituisce un primo indizio che ci consente di procedere a ulteriori accertamenti.

Volete aggiungere qualcosa su questo tema?
L’Unione Consumatori ha chiesto che anche in Italia, oltre che a livello europeo, si voti una legge contro l’obsolescenza programmata come in Francia. La legge dovrebbe anche aumentare la garanzia dei prodotti rispetto agli attuali 2 anni, assicurare i pezzi di ricambio e gli aggiornamenti per tutto il ciclo di vita di un prodotto, anche dopo che il bene è uscito dalle linee di produzione.
Serve, infine, un inasprimento delle pene per le pratiche commerciali scorrette, considerato che le condanne massime che l’Antitrust può comminare sono troppo spesso inferiori all’illecito guadagno ottenuto dalle aziende e, quindi, non fungono da deterrente.