L’industria investe sempre più in ricerca

smart home
Illustrazione di Francesco Gulina

Una ricerca condotta da APPLiA ha evidenziato da un lato l’attenzione all’ambiente da parte dell’industria e dall’altro la rilevanza dell’Internet of things, stimando che entro il 2020 saranno 50 miliardi i dispositivi connessi in rete a livello globale e 21,6 milioni le smart houses (28,2 milioni nel 2021 con un tasso di crescita medio annuo pari al 45,5% dal 2016).

La quota di elettricità consumata dagli apparecchi connessi nel consumo totale è perciò destinata a crescere rapidamente. Se nel 2010 la quota di elettricità consumata da un nucleo familiare relativamente agli elettrodomestici connessi era veramente esigua, nel 2040 gli apparecchi connessi influiranno per circa il 50% sui consumi di elettricità.

Questi prodotti innovativi, connessi e intelligenti hanno il merito di restituire tempo e valore agli utenti, apportano sostanziali benefici anche alla società nel suo insieme: aiutano i consumatori a risparmiare energia, integrando l’uso di fonti di energia rinnovabile. In altre parole, possono aiutare a cambiare il mondo, da casa. In questo scenario di elettrodomestici sempre più connessi, anche il quadro legislativo si sta modificando rapidamente. La proprietà e la privacy dei dati, così come la sicurezza informatica, sono argomenti di grande importanza per garantire non solo trasparenza ma anche una gestione responsabile dei dati relativi a questi prodotti.

Si stima che nel 2020 in Europa il reddito derivante dagli elettrodomestici smart ammonterà a quasi 8 miliardi di euro con un tasso medio di crescita del 35,72% e saranno oltre 25 milioni gli utenti connessi, con un tasso di crescita medio annuo del 33,29%.

Un corretto utilizzo di piccoli e grandi elettrodomestici è determinante per ridurre consumi di energia; all’interno dei nuclei familiari il 64,7% è attribuibile al riscaldamento, lo 0,5% al raffrescamento, il 13,9% al riscaldamento dell’acqua, il 5,7% alla cottura dei cibi, il 13,8% alle luci e l’1,5% ad altri device.

Lo sviluppo del mercato europeo, attraverso un’analisi puntuale dei flussi di import ed export, è il terzo focus della ricerca. Dal 2014 al 2017 le unità commercializzate nei vari paesi sono aumentate del 13% in Europa, del 17% in Nord America, del 19% in Cina, del 13% in Korea e dell’1% in Giappone.
Analizzando la totalità mondiale di immesso sul mercato, il 31% delle unità è stato commercializzato sul mercato europeo, inferiore alla Cina di 10 punti percentuali e superiore al Nord America di 10.

Analizzando con dettaglio il mercato europeo nel 2017 si nota come siano stati venduti 21,2 milioni di frigoriferi, 4,2 milioni di congelatori, 13,2 di lavastoviglie, 26,4 di lavabiancheria, 5,4 di asciugatrici, 4,3 di cucine free standing, 11,3 di forni a incasso, 6,8 di cappe e l’8 milioni di forni a microonde.
Per quanto riguarda i piccoli elettrodomestici parliamo di 18,7 milioni di ferri da stiro, 20,8 milioni di apparecchi per la preparazione del cibo, 9 milioni di prodotti per la cottura, 20,6 milioni di macchine del caffè e 2,5milioni di frullatori.

Se nel 2016, per quanto riguarda i grandi elettrodomestici il 75% dei prodotti è rimasto in UE, il 10% viene esportato in Asia con la Russia al primo posto tra i paesi di destinazione, il 7% in paesi europei extra UE come la Svizzera e la Norvegia, il 3% in Nord America e il 4% in Oceania e Africa; per quanto riguarda i piccoli elettrodomestici le percentuali di unità che rimane in EU28 è del 79%, il 10% viene esportato in Asia, il 4% in paesi europei extra UE, il 4% in Nord America (gli Stati Uniti sono il paese al primo posto per fatturato) e il 2% in Oceania e Africa.

In Europa per i grandi elettrodomestici il 65% dell’import avviene tra i paesi membri dell’UE mentre il 34% arriva dall’Asia; scende leggermente la percentuale nei piccoli elettrodomestici con un 59% di mercato intra UE ed un import dai paesi asiatici pari al 38%.

Il trend relativo alle importazioni dei grandi elettrodomestici nel 2016 registra il dato più alto nell’ultimo decennio dopo il 2007 sia tra i paesi EU che Extra EU con un valore rispettivamente di € 11.248 M e € 6.177 M. pari rispettivamente a un volume di 23,3 M di unità e 18,9 M. Le esportazioni seguono questo dato positivo con valori di € 11.326 M per l’Intra EU e € 3,716 M per i paesi extra EU pari a 23,8 M e 5,9 M di unità.
Crescita ancora più considerevole per i piccoli elettrodomestici che passano da un valore di € 4.705 M del 2007 per l’import Intra EU a € 9.803 M e da € 4.167 M a € 6.748 M per l’extra EU (in volumi rispettivamente 6,5 M e 7,3 M) e per le esportazioni da € 4.836 M pari a un volume di 3,0 M a € 10.092 M pari a 7,8 M del 2017 per l’intra EU. Per quanto riguarda i paesi Extra EU il dato 2017 mostra una crescita molto meno rilevante con un valore di € 2.617 M pari a 1,5 M in volume.

Fondamentale per accelerare ulteriormente la crescita in Europa è il mantenimento di un sistema basato sul libero commercio libero, sia tra gli Stati membri dell’UE che con i paesi terzi. Tutto ciò include un rafforzamento del mercato unico europeo nell’era digitale con un quadro legislativo chiaro che promuova posti di lavoro orientati al futuro e competenze digitali, una sorveglianza del mercato forte ed efficace e l’allineamento delle norme UE, aumentando cooperazione con altre aree del mondo.

La solidità del settore degli elettrodomestici in Europa è cruciale per mantenere sano il mercato europeo in generale, garantire una crescita economica sostenibile, una competitività globale e un posizionamento stabile nell’era digitale.