Fulgor Milano – Il made in Italy che collega mente, cuore e braccia

Fulgor Milano showroom
Gli elettrodomestici Fulgor Milano puntano a esprimere il collegamento tra prodotto di qualità, buona cucina e design, tutti aspetti tipici del Made in Italy

Nella storia di Fulgor Milano, un filo rosso unisce Italia e Giappone, due paesi geograficamente lontani ma non privi di affinità, come dimostra l’esperienza di Gianni Meneghetti, general manager di Fulgor Milano.

Gianni Meneghetti: Gianni Meneghetti, general manager di Meneghetti Fulgor Milano.
Gianni Meneghetti: Gianni Meneghetti, general manager di Meneghetti Fulgor Milano

«Ho sempre avuto un particolare interesse per la cultura giapponese fin da quando ero bambino e ho cominciato a coltivare la passione per il Karate – racconta Meneghetti -. L’amore per il Giappone mi è sempre rimasto e mi ha portato a prendere decisioni importanti per la storia aziendale di Fulgor Milano. Nel 2003 mi sono reso conto che l’azienda era a un punto di svolta: stavamo crescendo e, proprio per questo, era arrivato il momento di cambiare per trovare soluzioni più adatte alla crescita che stavamo vivendo. Ho deciso allora di andare in Giappone perché avevo sentito parlare della cosiddetta “produzione snella”, ovvero il metodo di sviluppo aziendale che Toyota stava adottando con successo. Ho fatto un primo viaggio in Giappone che è durato una decina di giorni, poi sono tornato una seconda volta e sono rimasto tre mesi a lavorare in Lexus, il marchio premium di Toyota. Volevo comprendere l’essenza di questo nuovo metodo e capire se era possibile trasferirlo in un contesto come quello italiano. Sono partito pensando che il metodo Toyota si basasse principalmente sull’utilizzo di macchinari estremamente avanzati, ma sono rimasto sorpreso nel constatare che il focus di questo sistema era fondare lo sviluppo aziendale sulla crescita della persona. Ho quindi deciso di fare mia questa filosofia, mettendo la risorsa umana al centro dell’attività dell’azienda. Una risorsa che non desse più solo le “braccia”, ma che potesse valorizzare tutte le sue potenzialità: le idee (la mente), la passione (il cuore) e di conseguenza anche le competenze pratiche (le braccia)».

Meneghetti sottolinea anche che, per valorizzare veramente le risorse umane considerandole un’opportunità e non solo un costo, è indispensabile farle crescere con una formazione continua. «Non si può prescindere da questo – spiega il manager – se si vuole rimanere a produrre in Italia con la missione di portare all’estero la ricchezza del Made in Italy: puntiamo a realizzare prodotti fortemente internazionali, ma che esprimano tutta la bellezza e l’unicità della cultura italiana».